Storia Maria degli Angeli

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Quando, il 26 giugno 1515 mons. Galeazzo Baldiro, vescovo titolare di Tiberiade, consacrò solennemente la chiesa di Santa Maria degli Angioli, questo gesto voleva esprimere la gratitudine del patriziato e della cittadinanza luganesi per le opere di carità svolte tra le mura della città dai frati Francescani dell’Osservanza bernardiniana. Tali opere consistevano in primo luogo nella pacificazione della città, che fin dalla prima metà del XV secolo era dilaniata dalle lotte tra guelfi e ghibellini. Nel 1440, in seguito alla predicazione di fra’ Silvestro da Siena, uno dei primi seguaci di San Bernardino, il grande riformatore quattrocentesco del francescanesimo, i borghigiani di Lugano, allora parte del Ducato di Milano, sancirono una pacificazione, rinnovata poi nel 1445 con un giuramento tenuto da tutta la cittadinanza dai quattordici anni in su. A partire da quest’epoca (la prima notizia sicura è del 1472) inizia la presenza dei Francescani Osservanti a Lugano, dapprima discretamente e forse con non eccessivo entusiasmo da parte delle autorità cittadine, che non volevano essere impegnate economicamente nel sostegno ad una nuova comunità religiosa (buona parte dei terreni della città era allora di proprietà degli Umiliati), poi conquistandosi l’amore e la stima della cittadinanza.

La svolta decisiva accadde nel 1496: un omicidio politico operato da alcuni guelfi ai danni di un ghibellino riaccese l’antica faida, che minacciò di insanguinare ancora la città. Il duca di Milano allora regnante, Lodovico il Moro, inviò un commissario con l’incarico di sedare la situazione, e questo nobiluomo, dal nome di Peretto Corsi, diede forza alla sua opera di pacificazione, accompagnata ad ogni buon conto da uno squadrone di duecento alabardieri ducali, proprio rifacendosi alla pace giurata cinquant’anni prima in seguito alla predicazione di fra’ Silvestro e dei suoi Osservanti. La buriana si era appena placata quando, nel 1498, in città scoppiò un’epidemia di peste che fece duecento morti. In quei giorni i frati si distinsero per la carità impavida nell’assistere gli ammalati, correndo i pericoli che si possono immaginare. Proprio in riconoscenza di queste opere, l’anno seguente, nel 1499, la cittadinanza e la nobiltà decisero la costruzione di una nuova chiesa, intitolata a Santa Maria degli Angioli, dal nome della Porziuncola, che segnasse la gratitudine dei cittadini alla Vergine e agli umili frati Osservanti che avevano ridonato la pace alla città sulla base del riferimento alla fede. La chiesa si costruì rapidamente e, per decorarla furono chiamati, nel corso degli anni, gli artisti allora più alla moda: Callisto Piazza, autore della pala d’altare poi alienata ed ora smembrata in vari musei e collezioni private, Bartolomeo da Ponte Tresa, Il Codolo e, soprattutto, Bernardino Luini, il celebre pittore allievo di Leonardo, che vi realizzò il suo capolavoro, il grande tramezzo affrescato. Tanta ricchezza d’arte si spiega proprio con il fatto che la chiesa fu considerata come particolarmente legata alle grandi famiglie del patriziato cittadino: i Castagna, i Camuzio, i Moroni-Stampa ed altri, che vi ebbero le proprie cappelle di giuspatronato. Una chiesa civica, dunque: testimonianza del fatto che, coloro che hanno costruito la storia di questa città erano consapevoli che la convivenza umana è facilitata e salvata dalla coscienza della presenza di Cristo nella sua Chiesa. Così ancora adesso la nostra chiesa parrocchiale non è solo il luogo in cui la comunità cristiana si raduna a pregare, ma è la memoria concreta, nello splendore delle sue bellezze artistiche, dell’importanza del riferimento a Dio come fondamento del bene comune.

Chi entra in chiesa non può non essere colpito dalla strana struttura architettonica: il grande tramezzo affrescato divide la chiesa a circa due terzi della sua lunghezza in due aule. La prima,dominata dalla scenografica crocifissone, era dedicata alla predicazione al popolo. Il predicatore si rivolgeva all’assemblea dal pulpito, un tempo collocato sulla parete di sinistra, e poteva far riferimento alla sacra rappresentazione pittorica.
Sulla parete destra si aprono quattro cappelle gentilizie. La più notevole è quella vicino al tramezzo, appartenente alla famiglia Camuzio e affrescata da Bartolomeo da Ponte Tresa.

Altre due opere di Bernardino Luini, riportate dall’attiguo convento soppresso a metà dell’Ottocento, impreziosiscono ulteriormente la chiesa: l’ultima cena sulla parete sinistra e la lunetta con Maria, il bambino Gesù e S. Giovannino, nella cappella del battistero.

Alla seconda aula si accedeva dall’unico arco centrale, i due attuali archi laterali erano due cappelle che solo successivamente furono rimosse. Essa era dedicata alla celebrazione della liturgia e riservata alla comunità dei frati.

Al centro vi è l’altare maggiore e, immediatamente dopo, il coro monastico con le grisaglie opera del Codolo, raffiguranti scene della vita di Maria.