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Carissimi,

al termine dell’Anno della misericordia (la quale “non va mai in pensione”!) e coll’avvicinarsi del prossimo Natale vorrei condividere con voi alcune esperienze, che ci aiutano a capire in che modo abbiamo vissuto questo anno Giubilare. Certamente siamo stati vigili nel vivere le opere di misericordia corporale e spirituale, almeno alcune. In ogni parrocchia, attraverso dei cartelloni didattici, è stato spiegato il loro significato e la loro applicazione nella vita quotidiana. Attraverso le catechesi, le celebrazioni liturgiche, i raduni diocesani ma soprattutto l’incontro quotidiano con chi mi sta accanto, abbiamo potuto mettere in pratica queste opere che continueremo a vivere in famiglia e in parrocchia. L’esercizio della carità ad esempio, la più importante delle virtù cristiane, l’abbiamo vissuto nell’ambito dell’opera San Vincenzo che a Lugano, sia nel ramo maschile che in quello femminile è molto attivo e presente. Posso testimoniare, quale assistente spirituale, presente alle riunioni dei vincenziani e ai colloqui con i bisognosi, il fervore, l’impegno e il tempo che molti laici volontari dedicano all’ascolto e all’incontro con l’altro. Questo permette a molti individui e famiglie di sentirsi accolti e accompagnati. Un anno fa richiamavo me stesso e tutta la comunità parrocchiale ad essere capaci di “accogliere con misericordia” e sottolineavo che per fare questo dovevamo allontanare vecchi rancori, inutili chiacchiere e tante meschinità che ci fanno vedere solo i nostri interessi. La pace che tutti cerchiamo e vogliamo deve iniziare anzitutto da noi stessi e dal nostro ambiente. Il canto degli angeli nella Notte di Natale “Gloria a Dio e pace all’uomo” non è un semplice motivo da cantare nelle Messe natalizie: è l’annuncio da vivere e da testimoniare in mezzo alla gente!

Da alcune settimane stiamo svolgendo la catechesi parrocchiale sul tema della pace e ci confrontiamo con alcuni parrocchiani sul profondo significato biblico, oltre che storico e teologico. Nella notte di Natale 2015, papa Francesco affermava:

Dove nasce Dio, nasce la pace. E dove nasce la pace, non c’è più posto per l’odio e per la guerra. Eppure proprio là dove è venuto al mondo il Figlio di Dio fatto carne, continuano tensioni e violenze e la pace rimane un dono da invocare e da costruire. (…)Dove nasce Dio, nasce la speranza; e dove nasce la speranza, le persone ritrovano la dignità. Eppure, ancor oggi schiere di uomini e donne sono private della loro dignità umana e, come il Bambino Gesù, soffrono il freddo, la povertà e il rifiuto degli uomini. Giunga oggi la nostra vicinanza ai più indifesi, soprattutto ai bambini soldato, alle donne che subiscono violenza, alle vittime della tratta delle persone e del narcotraffico. Non manchi il nostro conforto a quanti fuggono dalla miseria o dalla guerra, viaggiando in condizioni troppo spesso disumane e non di rado rischiando la vita. Siano ricompensati con abbondanti benedizioni quanti, singoli e Stati, si adoperano con generosità per soccorrere e accogliere i numerosi migranti e rifugiati, aiutandoli a costruire un futuro dignitoso per sé e per i propri cari e ad integrarsi all’interno delle società che li ricevono. (…)

Qualcuno penserà che sono le solite parole e che bisogna cominciare dal Vaticano…

Da questo punto di vista credo che, mai come oggi, a dare l’esempio su questo sia prima di tutto papa Bergoglio!

Giustamente le nostre autorità comunali e il mondo economico si preoccupano che la città possa godere di un benessere per l’economia e per i nostri negozi e possa offrire alla popolazione valide proposte culturali, beneficiando anche di un grande polo come il LAC (oggetto di qualche scontro politico che non ha certo giovato alla cittadinanza). La domanda che mi pongo è però questa: al di là del cammino spirituale del singolo e del suo essere credente o meno, quali sforzi sto compiendo per rendere la mia vita e del mio prossimo più gioiosa e più coinvolgente? Sto curando le relazioni con gli altri?

So ancora stupirmi di fronte a quanto di bello mi circonda?

Lo scorso anno il nostro Vescovo Valerio ci invitava a scoprire la gioia di poterci donare, di entrare in relazione e di uscire dall’isolamento e che nessuno può rubare la nostra felicità, anche se è solo un piccolo riflesso di quella che godremo nell’eternità. “Ribellarsi alla disperazione, vincere l’indifferenza e conquistare la pace” è stato il proposito di Mons. Lazzeri all’inizio dell’anno.

Con questa speranza e ricordando tutti i miei e vostri familiari ammalati e affaticati dai pesi quotidiani, vi auguro un gioioso Natale e un sereno 2017!

Don Aldo Aliverti

 


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