Pubblicato il

Il tramezzo di Santa Maria degli Angioli, capolavoro di pittura rinascimentale dipinto nel 1529 da Bernardino Luini, è una grande catechesi per il popolo; quello che colpisce nella grande composizione pittorica è la sicurezza dell’impostazione teologica e l’immediatezza catechistica.

La lettura del dipinto inizia in alto a sinistra, dove una struttura architettonica a colonne classicheggianti inquadra due episodi sovrapposti: dall’alto in basso l’agonia nell’orto degli ulivi e l’incoronazione di spine. La via della croce occupa lo spazio tra il colonnato sinistro, dal quale sembra muovere, e la grande croce centrale. Si passa quindi al registro mediano che raffigura la scena della crocefissione propriamente detta.
La croce, che segna l’asse verticale di tutto il quadro ripartisce i personaggi in due gruppi, quello alla destra di Gesù (dunque alla sinistra di chi guarda) è dominato dalla croce del buon ladrone e comprende le figure che definirei «i buoni»: la Vergine in atto di svenire e sostenuta dalle pie donne, la Maddalena, il centurione. In cima alla croce del buon ladrone, serenamente composto, si vede l’angelo che raccoglie la sua anima, raffigurata in bianco e in atto di preghiera.

Di particolare interesse la figura femminile all’estrema sinistra in basso: una donna in atteggiamento sereno conforta un bambino spaventato che si
aggrappa al suo collo e ne incoraggia un altro, più grandicello, che manifesta il suo turbamento afferrandosi alla veste della madre. La donna pone il
braccio dietro la schiena del ragazzino e lo spinge ad andare verso la croce; è l’allegoria della Chiesa che conduce i suoi figli verso il mistero della redenzione. A destra di chi guarda, dunque a sinistra di Gesù, la croce del cattivo ladrone, che si contorce negli spasimi dell’agonia. In cima, il demonio in atto di ghermire la sua anima peccatrice, raffigurata in rosso, secondo quanto dice Isaia 1,18 (…se i vostri peccati fossero come scarlatto…).

Ai piedi di questa croce «i cattivi»: il gruppo dei sommi sacerdoti e i soldati che si spartiscono le vesti di Gesù. Il gruppo dei «cattivi» non è concepito però in modo manicheo: davanti ad esso compare la figura dell’Apostolo Giovanni a portare un lume di speranza. Di particolare importanza sono poi i tre autoritratti del pittore, che si è raffigurato due volte alla sinistra di Gesù, dunque alla destra di chi guarda, nell’uomo a cavallo che occupa il centro del lato destro e nell’uomo ai piedi della croce, con la spugna intinta di aceto, ed una volta al lato opposto, la destra di Gesù e la sinistra di chi guarda: è l’uomo in secondo piano, con la veste rossa e le braccia alzate a gridare la sua fede. I primi due autoritratti guardano fuori dal quadro, ad intercettare la vista dell’osservatore invitandolo a riconoscersi peccatore (alla sinistra di Gesù) e a prendere posizione, mentre il terzo ha gli occhi rivolti alla croce, da cui viene il perdono dei peccati. Ancor più esplicita è la figura allegorica del giovinetto con la veste azzurra; seduto ai piedi
della croce guarda l’osservatore ed indica la croce stessa: «è morto per te». La scena è dominata dell’alto dalla figura di Gesù crocifisso, circondato da una schiera di angeli addolorati immersi in una nuvola grigia (le tenebre dell’ora della morte di Gesù). Il suo sangue cola lungo la croce e sfiora il teschio di Adamo collocato ai piedi: la vita che fluisce dal crocefisso vince la morte causata dal peccato del progenitore.

In secondo piano a destra di chi guarda, la scena della Sepoltura. Poco visibile immediatamente dietro la croce del cattivo ladrone, vi è un’altra figura
simbolica: un fanciullo vestito di bianco che reca un ramo con gemme sul punto di fiorire. Segno della Risurrezione, non esplicitamente rappresentata perché non direttamente descritta nei Vangeli canonici.

Sull’estrema destra del quadro ancora una struttura architettonica, simmetrica a quella a sinistra, inquadra altri due episodi da leggersi stavolta dal basso in alto: l’incredulità di Tommaso e l’ascensione. Completano il quadro sugli archi sottostanti i sei profeti, effigiati in grisaglia, perché l’Antico Testamento è ombra e immagine del Nuovo. Le figure indicano vari dettagli dell’affresco e sono completate da scritte recanti i testi biblici corrispondenti: la spartizione delle vesti, i sacerdoti che osservano ed altri elementi. Notevole esempio di teologia biblica per immagini. Ai piedi del dipinto le figure di San Sebastiano e di San Rocco ritratte più grandi del naturale e fuori dal piano del quadro su due mensole: i santi intercessori svolgono la funzione di mediatori tra l’assemblea e il mistero della Redenzione.


Ritorna a tutti gli articoli